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Il sole si adagiava in quell'alba, discreto e silenzioso come ogni mattina. La famiglia, ancora immersa nel sonno, non aveva ancora salutato quel padre ,grande lavoratore, che si avviava verso quei campi  che da lì a poche  ore la luce ed il calore di quell' estate li avrebbe avvolti. Non esisteva per lui  altro riparo che il suo grande cappello di paglia che lo rendeva, a fine estate, sempre più simile ad uno spaventapasseri.
I figli cercavano, in quella piccola casa del colore del fango, il divertimento quotidiano; il gioco si fermava solo quando la madre, con il suo lungo vestito impreziosito dal grembiule, si avvicinava, a volte dolce,  a volte minacciosa,  ogni giorno  all'imbrunire della sera.
Il sole e l'ombra erano vissuti allora come la pioggia e la neve: tutto era motivo di festa. Oggi il sole è visto come un elemento invadente, lo si teme e lo si allontana, lo si ama solo a pelle nuda e lo si odia cercando l'ombra dentro le nostre  case.
Si cerca in ogni modo di creare l'oscuramento nelle nostre stanze  senza mai avere provato l'emozione di aprire ogni finestra, in ogni stanza per cantare a squarciagola con il sole. Ed invece aspettiamo la sera.

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: Ed è subito sera.

Salvatore Quasimodo

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